Dire che se ne sentiva il bisogno sarebbe davvero troppo poco. Dire che “Filo spinato” è eccezionale, siderale, sconvolgente, tranciante, chirurgico, avanguardista, fiammante, alchemico, creativo, illuminante, non basta: sono solo aggettivi che il cd di Sotto Fascia Semplice si merita tutti. Ma già lo snocciolare questi qualificativi produce una perdita di potenza di quel Verbo-Mito che è meglio, molto meglio lasciar parlare da sé.

Ora è da vedere come reagirà il pubblico; quanto questo capolavoro piacerà ai fascioconsumatori che spesso stanno al fascismo come i guardoni dell'avanspettacolo stanno all'eros.  Credo che, da buon prodotto di avanguardia, tarderà a decollare ma poi, conquistando un'attualità atemporale, prenderà una quota tale da divenire un evento, uno dei rarissimi eventi, di Rivoluzione Culturale.  Sbaglierò ma credo che fra venti anni si parlerà ancora di questo cd; o meglio della forza che ha prodotto questo cd e che da esso si sprigiona.

 

Non è un messaggio comodo

 

Quello che il compact disc fa è passare completamente il cancellino sulla lavagna delle frasi fatte, dei comportamenti stereotipati, delle banalità, delle rese quotidiane mascherate dietro ghigni ringhianti, degli avvizzimenti, dei riflessi condizionati, dei pregiudizi distorti. E lo fa non già da anima stanca ma da spirito ardente. Ti getta in faccia tutto l'essenziale, nudo ti pone di fronte allo specchio; ti ricorda che il primo nemico sei tu e che puoi vincere ma solo se evochi il tuo nume più profondo, se conosci te stesso, se diventi te stesso. Non è un messaggio comodo: non può essere canticchiato a cuor leggero senza mettersi in discussione (se stessi non le radici, se stessi, non i principi, se stessi non le origini, se stessi non l'essenza). È per questo che inizialmente, ritengo, verrà rigettato da parecchi; perché in molti, anche tra noi, sono così simili all'ultimo uomo zarathustriano che saltella come una pulce e che ride se sulla corda tesa prevale il demone di gravità. Per costoro “Filo spinato” sarà un'offesa così come Sfs già sa visto che ce lo dice nell'ouverture Sorpasso elettronico”.

 

Certo che offendi

 

Voglio stare davanti; forse sbaglio ma ci provo; non voglio nessuno davanti come quando vado in moto. (...) Serve una cosa strana, sopra gli altri di una testa; forse sbaglio ma ci provo, forse offendo ma ci provo”. Certo che offendi: la verità è sempre insultante per chi si è costruito un pupazzo di cui è prigioniero; il re nudo è sdegnato se gli si dimostra che è nudo; e se s'indigna il re figurati i sudditi.... Ma chissenefrega di chi si offende. Speriamo anzi che si offendano in parecchi: saranno sempre troppo pochi! C'è davvero bisogno della “rivolta elettronica” di qualcosa che di fronte allo sfacelo della nostra società ci dia l'orgoglio, la forza, il coraggio, l'innocenza e la spinta per reagire trovando i fondamentali non smarriti ma solo assopiti. È proprio di lì che Sfs riparte per una sfida alla classe giornalistica e politica che ha voluto cucinarci un'italietta immaginata all'estero, che ci vuole ridurre a rappresentanti di quell'italietta prodotta da chi ha costruito questa “Repubblica” facendo fuori chi “combatteva per un'altra Repubblica; per un'altra Repubblica, per un'altra Repubblica...”

Ma è tempo di smetterla di scrollare le spalle, è ora di farci forza, di reagire e gridare infine: “siamo Italiani! E non lo possiamo permettere, non lo dobbiamo permettere: per questo Viva l'Itaglia che taglia come le baionette! (...) Siamo Italiani e capaci di scegliere se resistere o cessare di esistere. Viva l'Itaglia che taglia come le baionette, Viva l'Itaglia che taglia come le baionette!”

 

Il falso dibattito

 

Probabilmente il dibattito s'incentrerà su “No signore”, pezzo bellissimo e condivisibilissimo che mette in discussione gli stereotipi reazionari incrostatisi negli ultimi decenni su di un'area fossilizzata. Ho avuto modo di dire in più circostanze che non condivido le affermazioni categoriche dei codini sulle Rivoluzioni e sul Risorgimento. In questo concordo appieno nella critica di Adriano Romualdi ad Evola che, tra mille meriti fondamentali, ha avuto però il torto di mescolare temi della Controrivoluzione con quelli – del tutto diversi – della Rivoluzione Conservatrice. Dunque potrei controfirmare “No signore”.

È plausibile che il pezzo farà discutere parecchio ma se ciò accadrà sarà un'ulteriore comprova di un'arretratezza mentale generalizzata perché, qualunque convinzione si abbia in merito, stiamo comunque parlando di un elemento pre-politico (o addirittura para-politico) e quindi inessenziale. A chiamarci in causa dovrebbero essere “Sorpasso elettronico”, “Richiamo delle masse” e “Tenaglia” oltre, ovviamente, alla straordinariamente lineare e pulita conclusione di “Filo spinato” che dà appunto il nome al cd.

 

Tenaglia

 

Il perno di tutto l'insieme? Per me è “Tenaglia”: è quella che permette di tagliare il filo spinato ma la tenaglia non la puoi usare fino a quando non sei entrato in essa, non sei tu la tenaglia; una verità che ci viene dal profondo dei secoli, dei millenni, che dobbiamo solo ascoltare e a cui, con molta maggior difficoltà, dobbiamo aderire. Come? Forse obbedendo al consiglio de “L'ultimo Samurai”: “meno mente!”

Mi chiamo tenaglia: chi mi cerca mi trova, ma chi mi prende sbaglia... Due lame, due volte una, un sorriso di luna (...) Si dice che la mia forza è la tua ma non so se riuscirai, se veramente potrai distendere lo spazio che hai tra le sopracciglia perché mi chiamo tenaglia e per me cipiglio sa di coniglio (...) Mi chiamo tenaglia e sono fatta per recidere, incidere, irrimediabilmente ledere ogni maestà di parola, d'immagine (...) E come Medusa io ti presento una voragine di pietra dura (...) Io sarò la tua gogna: in ogni caso senza di me non potrai mai passare; mi chiamo tenaglia e servo per tagliare, il verbo che mi muove è un verbo segreto: tu non pensare mai che taglierò io il tuo filo spinato”. Tocca a te; e se diserti o fallisci non prendertela con nessun altro all'infuori di te...

 

Il filo spinato

 

Il pezzo è troppo bello e chiaro per essere recensito e soprattutto non voglio togliere la sorpresa a chi dovesse ancora ascoltarlo. Dico solo che il cd ci spinge proprio a questo: a tagliare il filo spinato, e a tagliarci con essi (perché solo con il sangue scrive lo spirito), sì da essere finalmente di nuovo liberi.

 

Note e luce

 

Non sono un grande critico musicale ma, benché stonato e attempato, so di avere da sempre un minimo di consapevolezza e di gusto. Ebbene, non ho esitazioni nell'affermare che il cd è musicalmente molto buono; ma non solo, anche il rapporto tra note, anima e spirito indica una catarsi che ha dato vita a una luminosità e a una solarità energica e non stucchevole.

È un percorso di avanguardia che forse potremmo dare per iniziato proprio con “Avanguardia” e che, tramite “Idrovolante”, ha portato Sfs al centro, all'essenziale, alla libertà, all'innovazione, al messaggio forte ed elettrizzante. E anche la serenità si va affermando in linea crescente; i due pezzi solo musicali, “Legione” e Sfs V – Finale”, sono solari; il primo di una solarità guerriera, il secondo di una solarità non a caso felice e liberata.

Insomma: io sono inebriato: l'unico consiglio che posso dare è compratene quattro copie: una per voi da ascoltare fino a che vi entri negli automatismi e tre da regalare: sarebbe una delle rare volte che fareste un dono e che offrireste un germoglio.

Poi il resto spetta a noi: chi diverrà tenaglia?

 

Gabriele Adinolfi

 

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