Il sogno riciclato di Berlusconi di una unione europea dall'Atlantico agli Urali non coincide con quella più grande Europa che giunge fino a Vladivostok....      

    

Russia nell'Ue, un progetto a lunghissimo termine. L'idea lanciata da Silvio Berlusconi già al vertice del G8 di Genova e ribadita a Pratica di Mare di spingere la Russia verso l'Unione europea, è irrealizzabile, sia per le riserve delle potenze atlantiche (che dell'Ue sono i centri  guida) e sia per le più che giuste cautele di Mosca.

E' ben vero che, alla base della proposta italiana, per nulla peregrina, in quanto a tentativo di restituire una qualche sovranità agli Stati europei, vi era la forza militare e territoriale della Russia, che posta al servizio dell'Unione renderebbe quest'ultima un soggetto politico-militare in grado di fare da contraltare agli Stati Uniti in posizione di parità.

L'ipotesi, tuttavia, non è finora mai stata presa in considerazione da nessuna delle due parti. E la Russia, contrariamente a quasi tutti gli stati ex satelliti dell'Urss, non ha mai chiesto formalmente di aderire all'Unione.

Come rilevava qualche gorno fa il VeLino, l'agenzia stampa diretta da Lino Jannuzzi, nel documento ufficiale dell'ultimo incontro bilaterale Russia-Ue, per esempio, le due parti si impegnavano a stabilire contatti regolari su una serie di temi, tra cui la partnership sull'energia e la situazione del Vicino Oriente, ma tutto veniva limitato ad accordi di cooperazione. Ostacoli superabili, che però non costituiscono certo il vero impedimento.

Nei giorni del vertice, tra l'altro si è parlato a josa di "Europa dall' Atlantico agli Urali", una vecchia parola d'ordine del generale De Gaulle. Addirittura, in Italia, non soltanto rilanciata da Berlusconi, ma grosso modo riproposta indovinate da chi... da Armando Cossutta, il fiero staliniano anti-gollista per antonomasia, che, nel corso di un lungo sproloquio televisivo si è addirittura dello a favore della costituzione di una forza integrata militare europea...

In ogni caso, tra gli stessi neo-gollisti la parola d'ordine dell'unione europea fino agli Urali ha trovato resistenze: se ne è fatto interprete l'amico di Fini, Jacques Chirac , il presidente francese che di "gollismo" ormai, non ha veramente più nemmeno una briciola.

Guardando in seno agli attuali schieramenti ufficiali europei, peraltro, l'ipotesi di un'Europa "dall'Atlantico agli Urali", come ora, da buon ultimo, ama dire il Cavaliere, richiederebbe infatti un'accelerazione del processo di integrazione e di organizzazione politico-militare da parte dell'Unione che in un momento in cui sono attive forti resistenze da parte degli Stati ad ogni delega di potere, non è proprio alle viste.

Già l'ingresso dei paesi dell'area ex sovietica, che da anni si preparano al fatidico momento, sta creando notevoli difficoltà di adeguamento dei vari aspetti della politica comunitaria, dalle quote agricole all'immigrazione, ai sussidi alle regioni più povere. Inutile dire che l'inclusione di un soggetto preponderante per abitanti e per potenza militare richiederebbe una lunghissima fase di trattative e di correttivi. Ne è stato un avvertimento, un segnale, il contrasto subito sorto tra Ue e Russia sulla questione della libera circolazione dei cittadini dall'una e dall'altra parte: agli eurocrati interessa soltanto la libera circolazione delle (loro) merci e delle (loro) attività finanziarie...

Inoltre, la politica di avvicinamento all'ovest del continente di Vladimir Putin incontra forti resistenze da parte delle forze conservatrici interne all'ovest e alla stessa Russia.

Già esistono "perplessità" diplomatiche a Bruxelles sugli esiti dell'adesione formale russa alla Nato. I più occidentalisti ed atlantici tra i governi si chiedono infatti quanto possa giovare una presenza di Mosca nei tavoli decisionali. Si guarda cioè alla partecipazione russa come ad una suicida disponibilità dell'eurocrazia atlantica ad un Cavallo di Troia russo.

E, sul Washington Post, la scrittrice Masha Lipman, esperta di Russia e vicedirettrice di una rivista di Mosca, metteva in luce le numerose diffidenze che ancora i russi nutrono verso l'Occidente. In particolare, gran parte del vecchio establishment sovietico e altre forze nazional-comuniste e patriottiche non hanno digerito l'aggressione e i bombardamenti nella ex Jugoslavia, e considerano ancora un oltraggio l'inclusione a pieno titolo di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca nell'Alleanza atlantica.

La scrittrice riportava anche i risultati di alcuni sondaggi fatti in Russia. In uno di essi viene riportato che solo il 33 per cento degli interpellati ritiene che l'accordo con la Nato porterà benefici alla Russia, mentre in un altro il 66 per cento crede che Bush con questa mossa intende solo fortificare il proprio paese a spese degli altri, contro il 17 che crede alle sue buone intenzioni.

Al di là dei sondaggi, che lasciano il tempo che trovano e certo non sono molto affidabili se riferiti ad un gigante come la Confederazione russa, Putin in questo momento non ha virtualmente opposizione all'interno. Quindi, al momento, le sue scelte di politica internazionale non sono realmente in discussione. Tuttavia, le resistenze che incontra sono ancora notevoli e lo stesso Putin non crede ad una reale integrazione della Russia nell'Ue.

Il disegno nascosto del presidente russo è quello, in primis, di ricostruire una concreta solidità della Confederazione ai suoi confini. Di qui la partecipazione alla cosiddetta guerra contro il terrorismo internazionale... che, per la Russia, è quel terrorismo, armato dagli atlantici, che iniziato tra il Mar Nero e il Mar Caspio ex sovietici sembrava diretto ad un definitivo smantellamento delle frontiere meridionali e del centro-Asia della Russia stessa. La  conquista di Kabul da parte dei tagiki dell' Alleanza del Nord, l'amicizia con l'India, i rapporti di cooperazione anche militari con l'Iran hanno in sostanza ricreato in quelle regioni appetite dagli angloamericani una zona cuscinetto estremamente importante per la tutela dello spazio vitale russo, economico, militare, politico.

E Mosca resta, sì, intenzionata a riallacciare rapporti con l'Europa occidentale, ma senza avere di sicuro, nella sua strategia, in mente alcuna limitazione del suo spazio vitale - che è grande-europeo - nella Siberia e fino a Vladivostok, nell'oceano Pacifico. Quel grande nord del pianeta che è abitato per la gran parte da cittadini di etnia russa. Con tanti saluti, cioè, a visioni senza alcuna base geopolitica di "Europa dall' Atlantico agli Urali".

Una Grande Europa che non è apprezzata, non può certo piacere, a chi comanda sulla Nato, sull'Ue, a Wall Street e nella City.

 

 

Maurizio Messina

 

 

Per gentile concessione del quotidiano "RINASCITA".

 

Scrivi a:

Scrivici: ti risponderemo!

rivolta@freeweb.org

torna alla pagina principale

 

torna ad inizio documento

Aderisci al gruppo fiamma-i dissidenti: scambio messaggi, documenti, chat  ed altro ancora!

Sottoscrivi fiamma

Powered by it.egroups.com

Io Uso FAROWEB