Sarà storia o solo cronaca? Questa volta per il nostro appuntamento con la storia vogliamo  pubblicare il memoriale del "pentito" Siciliano.

Senza commento!

Premetto che il giorno 5 novembre 2001 si è spento in Mestre (Ve) mio padre dotto Felice Siciliano. Questa improvvisa scomparsa mi ha spinto a rivisitare i miei ultimi anni di vita e la mia "collaborazione" con le AA.GG.

Giunto in Italia, il 28 febbraio 2002 per sistemare gli affari di famiglia, ho avuto occasione di leggere la sentenza per il processo di piazza Fontana. Le pene comminate (ergastolo) mi hanno fatto riflettere, rivisitare e rivivere il periodo più brutto della mia vita e deciso di portare alla luce i motivi che mi hanno spinto a "collaborare" prima ed a rendere dichiarazioni poi, che, travisate inscientemente e poste in altro contesto, hanno portato a delle condanne così dure. Non posso permettere che degli innocenti continuino ad essere demonizzati anche con il mio aiuto. Ho pertanto deciso di scrivere il presente memoriale.

Tutto comincia quando un mio ex amico, detenuto nel carcere circondariale di Alessandria, tale Radice Gianni, "tampinato" dalla dott.ssa Dameno decide di rivelarle qualche cosa sul suo passato politico (era stato segretario giovanile per la Lombardia del M.S.I. ed esponente politico di spicco nazionale in tale partito). Egli fa quindi il mio nome in relazione all'attentato all'Università Cattolica di Milano. Nell'anno 1991 vengo quindi notificato dall' Autorità di Polizia di Tolosa di un avviso a procedere per tale reato. Nell'anno 1992 - mese di maggio - con procedimento rogatorio mi viene effettuata una perquisizione domiciliaria tesa a rinvenire documenti relativi alla mia passata militanza politica.

Il magistrato francese, presente alla perquisizione, mi fa presente che in Francia i reati di opinione non sono reati, e se ho qualcosa da dichiarare in merito e se ne va senza proseguire oltre. Nel gennaio 1993, di ritorno da un appuntamento di lavoro vengo fermato a Mestre (Ve), in via Piave, in compagnia di un amico, tale Maurizio Bastianetto, che verrà rilasciato solo alla mia uscita un paio d'ore più tardi. Vengo interrogato in una stanza spoglia, dietro la scrivania troneggia un poliziotto in borghese, mentre una persona ben vestita si siede al mio lato e comincia ad interrogarmi sul mio "passato", amicizie politiche, avvenimenti etc, il tutto dal 1963 in poi. Capisco di essere stato registrato in quanto il "signore", poi qualificatosi come dott. Madia, si alza più volte e si reca fuori, evidentemente per controllare qualità e livello di registrazione, e poiché le mie dichiarazioni non vengono registrate, le mie richieste di un legale non vengono accolte e le mie domande se sono in stato di "arresto" vengono vagamente confermate.

Alla fine il dotto Madia mi consegna un suo bigliettino da visita con un numero di cellulare, mi fa presente che l'Italia ha ora i mezzi per pagare onde conoscere il suo passato e che, in ogni caso la mia vita sarebbe cambiata da quel momento.

Infatti da quel momento cominciano a "filtrare" sulla stampa nazionale articoli sapientemente guidati ed indiscrezioni su piazza Fontana e sui presunti mandanti ed esecutori.

Nell'agosto 1993, mentre mi trovavo in Colombia, viene notificato al mio allora difensore di fiducia, avv. Giovanni Molin del Foro di Venezia, un avviso di garanzia nei miei confronti quale "confezionatore" dell' ordigno esploso in piazza Fontana (Milano) il 12.12.1969 e per averlo materialmente deposto. Non avendo reagito come sperato, al mio rientro nell'ottobre 993 vengo fatto segno di una campagna di stampa sui principali organi di informazione e di numerosi passaggi sul TG3 veneto con titolo come: "Ecco l'assassino, è il nostro ex concittadino Martino Siciliano; L'assassino è fra noi etc. Grazie a tutto questo perdo il mio posto come "compratore" preso la ditta Frank Ruhrhandel di Mackenheim -Germania (15.000.000 circa al mese + prov- vigioni), mi trovo improvvisamente senza macchina, assicurazione, carta di credito, soldi, etc. Comincia la mia fuga in avanti e verso il sud-America.

Nel mese di maggio del 1994 contatto Delfo Zorzi e mi reco a San Pietroburgo, rientro in Francia dopo un forte episodio di tachicardia. Sono stressato e, devo confessarlo, che tutte le mie "elucubrazioni" sulla fine che avrei fatto in Russia sono, e restano, solo delle elucubrazioni di carattere personale che disgraziatamente hanno trovato poi un riscontro in una intercettazione ambientale fatta a tale Pietro Andreatta. Devo dire che invece dallo Zorzi ho ricevuto solo aiuto per trovare un lavoro, il mio stato di "stress" era causato dal fatto che mi trovavo invece che in Sud America, in Russia. Ho preso quindi contatto con il dott.  Aldo Madia, il quale, con l'occasione del suo viaggio a Tolosa, e precisamente all'aeroporto di Blagnec, mi ha per la prima volta presentato Massimo Giraudo, all'epoca capitano.

All'occasione della cena e parlando del più e del meno (anche in merito a mie presunte responsabilità penali) mi è stato domandato cosa volevo in cambio di una mia disponibilità ad essere ascoltato come "fonte".

Io ho proposto una sorta di indennizzo per una vita professionale rovinata 50.000 $ ed eventualmente una sorte di impunità, Dopo un mese circa, a seguito di contatti telefonici con il dott. Madia, mi sono incontrato con lo stesso e con il capitano Giraudo all' aeroporto di Marsiglia - Marignana, da dove abbiamo proseguito per Milano-Linate. Alloggiati all'hotel Imperial di Milano e, dopo un passaggio alla caserma cc. Pastrengo, venni sentito dal G.I. Salvini. In precedenza, in una stanza ove vi erano le foto di BR ed estremisti di destra, avevo preparato un memoriale. Così anche il giorno seguente. I 50.000 $ dollari che erano stati portati da Roma dal colonnello Mori, mi sono stati consegnati il giorno dopo al mio imbarco per Amsterdamm. A parte i 50.000 $ ho ricevuto via invio e bonifico bancario altri 1000-1500 $. In questo periodo e su espresso incarico del capitano Giraudo, ho telefonato un paio di volte al dotto Maggi sulla sua utenza privata - 041-31313 -per "convincerlo" a collaborare.

Sono rientrato in Italia il 15.03.1996 rimanendo a Milano fino al 30.03.1996 in struttura alberghiera. Il giorno 30.03.1996 sono stato trasferito a Bs a cura dei Nop di Milano e sistemato in una casa "protetta" in via San Faustino. Mi è stato riconosciuto un contributo mensile pari a £.  1.300.000, con quello mi sono dovuto mantenere, comprese coperte, lenzuola, etc. e mantenere la mia famiglia in Colombia. Sono cominciati gli interrogatori da parte dei magistrati di Brescia Pianton e De Martino: tutte le domande tendevano verso Piazza della Loggia, Servizi Segreti, Israeliani e non, tutte cose che io non conoscevo e sulle quali mi arrabattavo dopo aver letto quà e là gli interrogatori a Milano.

Sono rimasto a Brescia fino al 23.12.1966, data in cui sono ripartito per la Colombia. Rientrato in Italia nel maggio 1997 sono stato trasferito a Mantova e da qui nel settembre 1997 a Morbegno nell'ottobre in strutture alberghiere ad Osio di sotto a Bergamo e nel 1997 novembre, dopo essermi procurato una intervista a pagamento col "Borghese" sono potuto rientrare a casa.

Il "contributo" mi è stato versato regolarmente fino al novembre 1997 e poi da gennaio 1998 fino al maggio 1998. Intanto però, preso da rimorsi di coscienza per il cattivo uso che era stato fatto dei miei verbali, penso a come fare per non "ratificare" più a lungo un equivoco così grande. Decido di rientrare in Italia e di avvalermi, in occasione dell'incidente probatorio, della facoltà di non rispondere. Così faccio e, rientrato a casa, vengo rintracciato dal "residente" antidroga di Bogotà, un maggiore dei carabiniere, Salvini, mi tempesta di telefonate e mi convince a riprendere la "collaborazione" interrotta. Mi fà presente che avrò miglior trattamento, che nel programma verranno ricomprese mia moglie e mia figlia etc. etc. Finalmente firmo il programma a Cali nel maggio del 2000 di fronte al maggiore PIRAS.

Già avevo presente che il "programma di protezione" nel mio caso era servito solo a distruggermi, moralmente e fisicamente ed a ridurmi in situazione di mendicità e Stato-dipendente. Faccio presente che, nessuno e dico nessuno mi ha comunicato che il programma di protezione "nuovo" ammontava a lire 565.000 solo quando sarei venuto in Italia. Come risulta dai documenti in allegato e da ricevute in originale in possesso del mio avvocato Fausto Maniaci, sono tutti "anticipi di mensilità" un anticipo ripetuto 2 o 3 volte nello stesso mese di 400.000 £. non fa pensare a tale cifra 565.000.

Quanto poi alla storia che "si tratterebbe di un rimborso" e che la giornalista Patrizia Benfenati - Mintz doveva conoscere il mio indirizzo in Colombia, allego le ricevute dei soldi inviatemi in data precedente dalla stessa e dal suo fidanzato per compiere il viaggio in Italia.

Arrivato in Italia nel settembre 2000 sono accolto alla mia discesa d'aereo alla Malpensa dal Nop di Milano ed accompagnato a Treviglio. Durante il viaggio mi vengono liquidati £. 3.000.000 di spese postali, telefoniche, e di un viaggio in Italia per sottoscrivere la domanda di essere sottoposto a protezione e sentito nel processo.

Ecco quindi i soldi che mi sono serviti per allontanarmi dall' Italia, da Treviglio e dal Tribunale, ecco la verità sui mezzi "misteriosi" che mi hanno permesso di pagare almeno l'albergo ed il biglietto aereo.

Tutto questo l'ho fatto perché ero venuto a conoscenza dell'ammontare della "protezione", del fatto che dal 1981 non ero più cittadino italiano ma solo ed esclusivamente cittadino francese e che il passaporto che su pressione della procura di Milano mi era stato concesso dall' Ambasciata italiana di Bogotà avrei dovuto restituirlo quanto prima perché "indebitamente rilasciato" a "cittadino estero".

Ma la motivazione più importante era ed è il fatto che non ero e, tuttora non sono, apposto con la mia coscienza.

Tralascio infme, il decreto di acquisizione dei miei verbali dalla parte della Corte di Assise di Milano e della "sparizione"sic! della corrispondenza da me a quella Corte indirizzata.

Tutto ciò premesso, constato che le miei dichiarazioni sono state usate solo per corroborare, costituendo così prova, le dichiarazioni i, di altre persone e condannare così degli innocenti. A questo punto vorrei, però, fare chiarezza e, se possibile, giustizia. Dichiaro che:

l) La così detta "cena del tacchino" si è  svolta con totale sicurezza il 31.12.1967. Ha  ragione Vianello a i dichiarare che essa non si situa nel 1969, in  quella data io mi trovavo a Milano e fu in questa occasione che io conobbi - a casa Rognoni-Cavagnoli - quella che poi divenne la mia prima moglie Giannatiempo Ada.

Le tesi di Hiroshima,Nagasaki, i bombardamenti al fosforo su Dresda etc., fanno parte di discorsi a contesto politico tenuti da me e dallo Zorzi in tempi "non sospetti" 1967 e da me introdotti in un verbale per equivoco e rinforzare la mia posizione. Delfo Zorzi mai mi parlò, né confessò, né si vantò di essere l'autore o l'aiuto di una strage tanto efferata, anzi, sempre ne parlò contro sostenendone l'assoluta nullità ed il controeffetto che avrebbe suscitato nella Opinione Pubblica.

2) La "crisi di pianto" in presenza dell'ex senatore Msi Qn.le Granari in galleria Matteotti a Mestre (Ve) è si avvenuta ma in un contesto completamente differente a quello da me - solo parzialmente - narrato e nel gennaio 1971.

3) Lo Zorzi mai mi ha confessato o riconosciuto di avere a disposizione ulteriore esplosivo e/o contenitori metallici né all'occasione degli attentati di Ts e Go né in altre occasioni.

4) Il 12.12.1969 dopo le ore 16 del pomeriggio in piazza Ferr... a Mestre, a seguito delle prime notizie pervenute via radio da Milano sulla Strage di Piazza Fontana vi fu un tentativo di assalto al "Bar Sport" ritrovo abituale di noi di destra da parte di elementi di sinistra. Noi rispondemmo con pezzi e lanci di monetine da lO e 5 £. Verso le 18,30 rientrato nella mia abitazione sita in via Podgora al numero 103/4 telefonai alla pensione per studenti, Zorzi alloggiava a Napoli.

La padrona mi rispose che Zorzi non era ancora rientrato e di riprovare più tardi. Circa due ore dopo (20,30/21,00) lo raggiunsi mentre rientrava dall'allenamento di judo c/o la Fiamma di Napoli o il judo universitario e commentammo lungamente l'accaduto. Zorzi si trovava quindi a Napoli e non a Milano. Tutto questo è la pura verità e io non posso darmi pace di aver, sia pur involontariamente, avallato e contribuito a montare una tal costruzione di menzogne ed una macchinazione tesa a distruggere la vita di persone innocenti.

5) Incontri con Rauti e Zorzi per parlare di attentati ai treni, stragi e più in generale di strategia della tensione etc. Sono tutte cose che mi sono state suggerite dalla lettura effettuata prima dei miei interrogatori, dei verbali resi da altre persone. In verità con Zorzi ho sempre partecipato a riunioni politiche di O.N. e mai a riunioni di cellule terroristiche coperte o scoperte, massoniche o no.

6) Non ho mai saputo che i Servizi Segreti ci infiltrassero né che Zorzi lavorasse o meno per le strutture.

Sono a completa disposizione per deporre e confermare queste mie dichiarazioni davanti alle  AA.GG, italiane ed autorizzo, intanto, la consegna delle stesse ai difensori degli imputati nel  Processo ed ai fini della mia eventuale deposizione prego tener presente che:

-tenuto presente che dal 1981 sono solo cittadino francese - cosa che le Autorità Inquirenti non hanno mai ufficialmente preso in considerazione - sono, di conseguenza, disponibile ad essere esaminato o nel paese di residenza (Colombia) ovvero in Francia.

Non penso che sia reato far sapere a chi di dovere quale sia la Verità, ove poi lo fosse, è preferibile pagare lo scotto di cambiar "parere" piuttosto di vedere degli innocenti marcire in galera a vita natural durante.

Tanto dovevo, distinti saluti

                                                    Martino Siciliano

 

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